Sfido a citare un regime femminile in cui gli uomini siano lapidati dalle donne, oppure frustati sulla pubblica piazza, per avere sbagliato abito, oppure costretti a vestirsi dentro una tuta da palombaro. A citare organizzazioni femminili che fanno la tratta dei maschi. Protettrici che li sfruttano e clientesse che godono nel dominarli. Sfido a citare la condizione di centinaia, forse migliaia di uomini sfigurati dall’acido muriatico, per aver osato dire di no ad una donna. O uccisi a centinaia ogni anno, per lo stesso motivo. Di uomini intrappolati tra le mura domestiche, privi di un reddito e di relazioni sociali, oggetto di violenze fisiche e psicologiche. Uomini costretti a leccare una figa per poter accedere ad un posto di lavoro. Uomini ridotti a soprammobili televisivi, a mute figure decorative, del protagonismo femminile. Uomini che fanno da harem ad una sultana, in una delle sue tante ville private. Sfido a trovare nel mondo una Ciudad Juárez con tante croci azzurre. A trovare una qualsiasi organizzazione con un tetto di cristallo contro cui sono gli uomini a sbattere la testa. Ad entrare in un’azienda o in un qualsiasi palazzo della pubblica amministrazione e trovare dirigenti tutti donna e gli adetti alle pulizie tutti maschi.
Il sessismo come il razzismo, mi interessa in quanto produttore di gerarchia e di discriminazione, non come questione formale. Se l’oggetto del pregiudizio non è sottomesso o discriminato, il pregiudizio è innocuo. Ragion per cui è ben diverso dire che i genovesi sono attaccati al denaro o dire che gli ebrei sono attaccati al denaro. Dare del polentone o dare del terrone; udire le espressioni viso pallido o viso bianco o udire negro.
(via addictions)






